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DGR 669/2026, L’OBLA RICORRE AL TAR PER TUTELARE LA LIBERA PROFESSIONE DEI BIOLOGI

Ricorso contro la DGR 669/2026: l’Ordine dei Biologi del Lazio passa all’azione per tutelare la libera professione, l’autonomia organizzativa e il futuro della categoria. «Non lasceremo soli i nostri iscritti». L’Ordine dei Biologi del Lazio e dell’Abruzzo (OBLA) passa dalle parole ai fatti e porta davanti al Tribunale…


Ricorso contro la DGR 669/2026: l’Ordine dei Biologi del Lazio passa all’azione per tutelare la libera professione, l’autonomia organizzativa e il futuro della categoria. «Non lasceremo soli i nostri iscritti».

L’Ordine dei Biologi del Lazio e dell’Abruzzo (OBLA) passa dalle parole ai fatti e porta davanti al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio la controversa disciplina regionale sugli studi professionali sanitari. È stato infatti presentato il ricorso contro alcune disposizioni della DGR n. 669/2026, dando seguito alla decisione unanime assunta dal Consiglio dell’Ordine nella seduta del 15 ottobre 2026.

Una scelta forte, che segna un passaggio decisivo nell’azione intrapresa dall’OBLA per difendere i biologi liberi professionisti da disposizioni che rischiano di incidere pesantemente sull’organizzazione degli studi e sulle condizioni di esercizio della professione.

NEL MIRINO I VINCOLI SUGLI STUDI PROFESSIONALI

Tra le principali disposizioni contestate figura il divieto di utilizzare come studi professionali immobili catastalmente classificati come abitazioni, fatta salva l’ipotesi dell’uso promiscuo.

Una previsione che l’Ordine ritiene ingiustificata e sproporzionata, considerando che la categoria catastale di un immobile non rappresenta, di per sé, un indicatore della sua idoneità igienico-sanitaria o delle condizioni di sicurezza.

Il rischio è quello di mettere in difficoltà numerosi biologi che esercitano da anni in studi regolarmente avviati, costringendoli a trasferire la propria attività, sostenere nuovi costi e modificare organizzazioni professionali consolidate.

Un’altra questione particolarmente rilevante riguarda la possibilità per più professionisti di utilizzare lo stesso locale in momenti diversi, attraverso la rotazione delle attività e la condivisione programmata degli spazi. Si tratta di una modalità organizzativa diffusa, che consente ai biologi di esercitare presso studi condivisi, ottimizzare i costi di gestione e utilizzare ambienti professionali senza la necessità di disporre ciascuno di una stanza esclusiva.

Le restrizioni introdotte dalla nuova disciplina rischiano di limitare proprio queste forme di organizzazione, incidendo sulla flessibilità degli studi e sulla sostenibilità economica delle attività professionali. Per molti biologi, soprattutto per chi opera in più sedi o condivide gli spazi con altri professionisti sanitari, la possibilità di alternarsi nell’utilizzo delle stanze rappresenta una soluzione essenziale per organizzare il proprio lavoro.

Il ricorso riguarda anche altre disposizioni: le limitazioni alla condivisione degli spazi tra professionisti sanitari di discipline diverse, i vincoli alla compresenza di professionisti sanitari e non sanitari, le restrizioni alla gestione condivisa dei polistudi e l’introduzione di un modello gerarchico-funzionale nei rapporti tra professionisti medici e non medici.

Secondo l’OBLA, si tratta di limitazioni che rischiano di comprimere ingiustificatamente l’autonomia professionale e organizzativa, senza un effettivo e proporzionato beneficio in termini di tutela della salute e sicurezza degli utenti.

Da qui la decisione di procedere con l’azione giudiziaria, senza tuttavia interrompere il dialogo istituzionale.

LE APERTURE DELLA REGIONE E IL CONFRONTO ISTITUZIONALE

Le iniziative intraprese dall’OBLA hanno avviato un’interlocuzione con la Regione Lazio, alla quale sono state rappresentate le principali criticità della nuova disciplina. In questo contesto, la Regione ha manifestato segnali di apertura, trasmettendo una proposta di revisione di alcune disposizioni contestate e invitando gli Ordini professionali a formulare osservazioni.

L’Ordine accoglie positivamente questa disponibilità, auspicando che possa tradursi in modifiche concrete. Le ipotesi finora prospettate, tuttavia, non sembrano ancora affrontare tutte le criticità sollevate né offrono garanzie certe sui tempi e sull’effettiva attuazione degli interventi.

Per questo, l’OBLA ha ritenuto necessario procedere con il ricorso al TAR, senza rinunciare al dialogo istituzionale. L’obiettivo resta quello di ottenere una revisione della disciplina che tuteli concretamente la libertà professionale e organizzativa dei biologi.

UNA BATTAGLIA PER IL FUTURO DELLA PROFESSIONE

Il ricorso al TAR rappresenta un atto di responsabilità nei confronti dell’intera comunità professionale. L’obiettivo è ottenere regole equilibrate, rispettose delle specificità della professione biologica e capaci di garantire la sicurezza degli utenti senza introdurre ostacoli ingiustificati all’esercizio della libera professione.

L’Ordine dei Biologi del Lazio conferma così la volontà di utilizzare tutti gli strumenti disponibili per difendere il lavoro, gli investimenti, l’autonomia e la dignità professionale dei propri iscritti.

Il messaggio è chiaro: l’OBLA non intende lasciare soli i biologi davanti a una normativa che rischia di compromettere il loro futuro professionale. Il confronto con la Regione proseguirà, ma la tutela della categoria continuerà anche nelle sedi giudiziarie. Perché difendere i biologi significa difendere il valore della professione e il diritto di esercitarla senza vincoli ingiustificati.