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L’Ordine interviene sulla DGR Lazio n. 669/2026

L’Ordine è al fianco dei suoi iscritti in merito alla delibera della Giunta regionale e al suo divieto di classificazione catastale come “abitazione” per le unità immobiliari adibite a studio professionale sanitario. Stiamo cercando ogni soluzione possibile per tutelare il lavoro quotidiano e la professionalità di tutte e tutti.


L’Ordine è al fianco dei suoi iscritti in merito alla delibera della Giunta regionale e al suo divieto di classificazione catastale come “abitazione” per le unità immobiliari adibite a studio professionale sanitario. Stiamo cercando ogni soluzione possibile per tutelare il lavoro quotidiano e la professionalità di tutte e tutti.

Di seguito la lettera della Presidente Daniela Arduini:

“Cara Collega, Caro Collega,


a seguito dell’approvazione della D.G.R. Lazio 6 agosto 2026, n. 669, che al punto 2.1 dell’Allegato 1 ha introdotto il divieto di classificazione catastale come “abitazione” per le unità immobiliari adibite a studio professionale sanitario, desidero informarti sulle azioni che l’Ordine ha immediatamente messo in campo a tutela della nostra comunità professionale.


Sappiamo bene che la stragrande maggioranza dei Biologi che esercitano attività sanitaria opera in locali classificati al catasto come abitazione e condotti in locazione, nel pieno rispetto dei requisiti di igiene e sicurezza prescritti dalla legge. La classificazione catastale, tuttavia, riflette le caratteristiche costruttive dell’immobile e non dipende dalla volontà del professionista, il quale non dispone degli strumenti giuridici per modificarla autonomamente. Il nuovo requisito introdotto dalla Delibera risulta quindi gravemente penalizzante per chi svolge la propria attività nel rispetto della normativa vigente.


All’esito di un’approfondita analisi giuridica, l’Ordine ha individuato i seguenti profili di illegittimità della Delibera:


•⁠  ⁠Introduzione di requisiti estranei alla norma primaria. L’art. 4, comma 2-bis, della L.R. n. 4/2003 subordina la comunicazione di inizio attività al solo rispetto della normativa in materia di igiene, sanità e sicurezza dei locali. La categoria catastale è un dato formale che non attiene ad alcuno di tali profili e la sua introduzione in via amministrativa eccede i limiti della fonte attributiva del potere.


•⁠  ⁠Assenza di disciplina transitoria. La Delibera non prevede alcuna disposizione transitoria a salvaguardia degli studi professionali già operanti in forza di comunicazioni di inizio attività regolarmente presentate, determinando la sopravvenuta irregolarità di migliaia di posizioni consolidate.


Come Ordine abbiamo quindi deciso di condurre un’azione istituzionale e legale determinata su due fronti:


1.⁠ ⁠Diffida e istanza di autotutela alla Regione Lazio. È in corso di trasmissione alla Giunta regionale una formale richiesta di modifica urgente della Delibera, volta a eliminare il requisito catastale e a ricondurre la disciplina ai soli requisiti di idoneità sanitaria effettiva previsti dalla legge regionale.


2.⁠ ⁠Ricorso al T.A.R. Lazio. In assenza di un riscontro positivo da parte della Regione entro il termine assegnato, l’Ordine procederà senza indugio all’impugnazione del provvedimento dinanzi al T.A.R. Lazio per l’annullamento delle disposizioni lesive.


La tutela del lavoro quotidiano di ciascun iscritto è la priorità del nostro Consiglio. Voglio rassicurarti sul fatto che l’Ordine presidia la situazione con la massima determinazione e non lascerà solo nessun Collega.“