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Gender Gap nella professione del Biologo: i risultati dell’indagine OBLA

Analizzati percezione della parità di genere, impatto della genitorialità sulla carriera e pari opportunità nell'esercizio della professione


L’Ordine dei Biologi del Lazio e dell’Abruzzo ha promosso un’indagine conoscitiva rivolta a tutti gli iscritti per analizzare la percezione della parità di genere, l’impatto della genitorialità sulla carriera e le pari opportunità nell’esercizio della professione.

I dati raccolti offrono uno spaccato dettagliato della nostra categoria, mettendo in luce sia i punti di forza del settore sia le criticità strutturali su cui occorre intervenire.

Profilo del campione

L’indagine ha visto la partecipazione di 160 biologi:

  • Identità di genere: 76,9% donne (123 risposte), 21,9% uomini (35 risposte), 1,2% preferisce non specificare (2 risposte).
  • Fasce d’età prevalenti: la maggior parte dei rispondenti si colloca tra i 41 e i 45 anni (19,4%), seguiti dalla fascia 31-35 anni (15,6%), 36-40 anni (13,1%) e 51-55 anni (13,1%).
  • Inquadramento professionale: netta prevalenza della libera professione (53,8%), seguita da dipendenti di strutture private (13,1%), dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale (6,9%), ricercatori e docenti universitari (4,4%), personale di ARPA ed enti pubblici di ricerca (3,8%), oltre a specializzandi e biologi in formazione (4,4%).
  • Settori d’attività: ampia rappresentanza dell’area Nutrizione (~35-40%), affiancata da Laboratori di analisi/Patologia clinica, Ricerca scientifica, Sicurezza alimentare e Ambiente.
  • Composizione del luogo di lavoro: il 58,1% opera in contesti a prevalenza femminile, il 27,5% in ambienti equilibrati, il 5,6% a prevalenza maschile e l’8,8% risponde “Non saprei”.

I risultati chiave dell’Indagine

I dati emersi dal questionario tratteggiano un quadro articolato, dove si alternano segnali positivi di crescita professionale e nodi critici legati soprattutto alla conciliazione familiare e alle dinamiche quotidiane:

  • Ostacoli e percorso di carriera: più di 4 rispondenti su 10 (il 43,1%, pari a 69 biologi) dichiarano di aver incontrato ostacoli legati al genere lungo il proprio percorso, a fronte di un 56,9% che non ha percepito penalizzazioni.
  • Genitorialità e carichi familiari: rappresenta la criticità più marcata: un netto 76,2% dei partecipanti (somma di “Molto” e “Abbastanza d’accordo”) ritiene che i carichi familiari penalizzino in misura maggiore un genere rispetto all’altro. Solo il 23,7% valuta l’impatto della genitorialità come equamente distribuito o irrilevante.
  • Rinuncia alle opportunità lavorative: le difficoltà di bilanciamento si traducono in scelte concrete: il 65,6% dei biologi ha rinunciato “qualche volta” (46,2%) o “spesso” (19,4%) a un’opportunità di carriera o a un incarico per motivi legati alla conciliazione vita-lavoro, mentre solo il 33,1% non ha mai dovuto fare rinunce.
  • Equità formativa e di carriera: sul fronte dell’accesso alle opportunità operative e formative nel proprio contesto attuale, il giudizio è tendenzialmente positivo: il 79,3% sostiene che sono distribuite equamente “spesso” (43,1%) o “sempre” (36,2%), contro un 20,6% che riporta un’equità rara (17,5%) o assente (3,1%).
  • Riconoscimento formale e retributivo: il 61,3% dei rispondenti si dichiara “poco” o “per niente” d’accordo con l’idea che il riconoscimento formale (valutazioni, avanzamenti e incarichi) sia influenzato dal genere. Tuttavia, rimane una quota significativa pari al 38,8% che rileva un’influenza del genere nelle progressioni.
  • Leadership e ruoli apicali: analizzando i ruoli di coordinamento e responsabilità (come direzioni di struttura o responsabilità di laboratorio), il 33,1% rileva una prevalenza femminile e il 28,1% una prevalenza maschile. Il 22,5% parla di una gestione equamente distribuita, mentre il 16,2% dichiara di non saper valutare.
  • Ambiente di lavoro e condotte inappropriate: oltre la metà dei partecipanti riferisce di aver assistito o subito commenti e comportamenti inappropriati legati all’aspetto o all’identità di genere: il 26,9% “qualche volta”, il 20,0% “raramente” e l’11,2% “spesso”. Il 41,9% dichiara di non aver mai vissuto tali episodi.
  • Evoluzione decennale e percezione del gap: guardando al passato recente, il 63,1% osserva un effettivo miglioramento delle pari opportunità negli ultimi 10 anni nel proprio ambito operativo. Questo dato si riflette sulla percezione generale del settore: il 76,9% ritiene che tra i biologi non esista oggi un divario di genere “significativo”, un’opinione contrastata dal 23,1% che percepisce ancora un divario marcato.

Tipologia degli ostacoli incontrati

Tra il 43,1% dei rispondenti che dichiara di aver incontrato ostacoli legati al genere, le motivazioni principali sono così ripartite:

  1. Conciliazione vita privata–lavoro: indicata dal 53,6% di chi ha riportato ostacoli (37 citazioni dirette).
  2. Assegnazione di attività e responsabilità: 15 citazioni.
  3. Avanzamento di carriera e concorsi pubblici: 15 citazioni.
  4. Progressione economica e valutazioni di merito: 9 citazioni.
  5. Relazioni lavorative e orari di lavoro: 13 citazioni complessive.

Testimonianze e contributi qualitativi

Dall’analisi delle risposte aperte emergono tematiche ricorrenti che delineano le principali preoccupazioni della categoria:

  • Tutele per le libere professioniste e maternità: si rileva una forte ansia economica legata all’interruzione forzata dell’attività professionale durante la gravidanza e il post-partum. Le indennità erogate dalla cassa di previdenza (ENPAB) sono considerate un ausilio importante ma non sempre sufficiente a contrastare il rischio di perdita del pacchetto clienti o la copertura delle spese per l’infanzia nei primi mesi di vita del bambino.
  • Prospettiva maschile e congedo di paternità: diversi colleghi uomini hanno evidenziato la limitatezza delle tutele per i padri (es. la durata ridotta del congedo obbligatorio) e la persistenza di resistenze culturali nel richiedere flessibilità oraria per la cura dei figli, con ripercussioni indirette anche sul carico di lavoro delle compagne.
  • Soffitto di vetro nelle posizioni apicali: diverse testimonianze sottolineano come, pur in presenza di ambienti di lavoro e laboratori a forte maggioranza femminile, i ruoli di direzione sanitaria, la leadership aziendale o le cariche istituzionali vedano ancora una significativa presenza maschile.
  • Ricerca e carriera accademica: la maternità viene percepita come un fattore di temporaneo rallentamento della produzione scientifica (tasso di pubblicazioni), penalizzato ulteriormente da vincoli e limiti anagrafici rigidi nei bandi di concorso e nei finanziamenti alla ricerca.
  • Sensibilizzazione e relazioni interpersonali: emerge la richiesta di promuovere corsi di formazione dedicati alla biologia e medicina di genere, protocolli di condotta contro le molestie sul luogo di lavoro e azioni tese a valorizzare il lavoro di squadra e la collaborazione interpersonale.

I risultati dell’indagine dimostrano che, sebbene la professione del biologo presenti una percezione complessiva di equità superiore ad altri settori (il 76,9% ritiene che non vi sia un divario di genere marcato nella quotidianità), la gestione della maternità, della genitorialità e del bilanciamento vita-lavoro costituisce il vero snodo critico.

La dott.ssa Daniela Arduini, presidente dell’Ordine dei Biologi del Lazio e dell’Abruzzo, conferma il proprio impegno nel supportare attivamente tutti gli iscritti ed è già al lavoro con le Istituzioni competenti per sviluppare interventi mirati volti a sanare i gap evidenziati e per trasformare le criticità emerse in concrete opportunità di crescita per l’intera categoria.